venerdì 15 maggio 2009

martedì 15 luglio 2008

Il Tatuaggio, tecnica base.


art by dr. Dementia
(foto concessione De Cristofaro Massimiliano)
Il tatuaggio è una delle più antiche tecniche di decorazione corporea permanente. Consiste nell'iniettare pigmenti colorati nello strato superiore della pelle (che vanno quindi a stabilizzarsi sul derma), in modo tale da formare disegni, simboli e lettere.
Quando osserviamo un tatuaggio, ne vediamo il disegno attraverso l'epidermide, lo strato più esterno della pelle.
Il pigmento colorato risiede nel derma, che è il secondo strato della pelle.
Le cellule del derma sono più stabili di quelle dell'epidermide, e il pigmento del tattoo rimane fissato per tutta la vita di una persona, con una dispersione minima del colore.
La macchinetta usata oggi per realizzare un tatuaggio è rimasta pressochè identica a quella brevettata sul finire del 1800 da Samuel O'Reilly. O'Reilly basò il suo progetto su un'invenzione di Thomas Edison, una macchinetta studiata per incidere e autografare superfici dure.Samuel modificò l'unità elettromagnetica del congegno in modo che potesse guidare il movimento dell'ago lungo un tubetto.
Le componenti principali di una macchinetta sono :
- Un ago sterilizzato.
- Un sistema di tubi che incanalano il pigmento attraverso lo strumento.
- Un motorino elettrico.
- Un pedale che controlla il movimento dell'ago.

Scritto così, sembra davvero molto facile, vero?

lunedì 18 febbraio 2008

KANJI



I kanji (漢字) sono i caratteri usati nella scrittura giapponese in congiunzione con i sillabari hiragana e katakana.
I kanji derivano dalla scrittura cinese, che una volta introdotta in
Giappone apportò mutamenti sostanziali alla lingua giapponese. In generale i caratteri si usano per rappresentare le parti morfologicamente invariabili delle espressioni giapponesi (come i semantemi). Un kanji può quindi rappresentare la radice dei verbi, degli aggettivi o, integralmente, una buona parte dei sostantivi della lingua giapponese.
La lettura detta on (
on'yomi) di un kanji deriva a livello fonetico dalla sua pronuncia cinese. La kun'yomi è invece la pronuncia genuinamente giapponese della parola (o parte di parola) stessa.
Per esempio, il kanji 旅 vuol dire "viaggio". La pronuncia kun (
kun'yomi) (generalmente utilizzata quando il kanji è isolato) è tabi, mentre la lettura on (di solito utilizzata quando il kanji è accompagnato da altri ideogrammi) è ryo.
I kanji possono avere più letture on in quanto gli stessi vocaboli furono importati dalla Cina in epoche diverse, in cui dunque la pronuncia era mutata. Ad esempio, il kanji 生 può essere letto, tra gli altri modi, sia sei sia shō, a seconda dei vocaboli in cui si trova.
Secondo le stime più recenti, il numero totale di kanji esistenti dovrebbe essere compreso all'incirca tra i 45000 e i 50000, ma di questi solo 2928 (i jōyō kanji, kanji di uso comune), di cui 983 per i nomi propri, possono essere utilizzati per la stampa. Nel caso si utilizzi un kanji non presente fra i jōyō si è soliti suggerirne la pronuncia con dei piccoli
hiragana, chiamati furigana.
Il fatto che esista un numero preciso di kanji utilizzabili per la stampa dimostra l'intenzione, in passato, di cancellare gradualmente l'uso degli stessi, sostituendoli con i
kana (alfabeti sillabici). Dopo la Seconda Guerra Mondiale, infatti, si tentò di occidentalizzare il Giappone anche sotto questo aspetto: la lista dei kanji per la stampa partiva da soli 1850 caratteri (tōyō kanji). L'uso degli ideogrammi, però, resistette, probabilmente per via delle peculiarità stesse della lingua giapponese tra le quali la ricchezza di omofoni. L'uso dei soli kana renderebbe la comprensione dello scritto molto più ostica rispetto a quanto lo sia con il sistema attualmente in uso.

domenica 13 gennaio 2008

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martedì 8 gennaio 2008

BLOODY CABARET...


BLOODY CABARET
Immaginate un Cabaret che non fa soltanto ridere....
Immaginate sorrisi che diventano smorfie di stupore, poi di terrore ed infine dolore...
I vostri sorrisi! Immaginate che i testi del "cabaret" invitino a riflettere sulla condizione umana, e che le musiche siano a cura di un freak tatuato che canta l'opera...
Immaginate clowns che fan paura pur giocando solo con dei palloncini... e lamette che tagliano la carne come fosse burro.
Immaginate un "circo di fantasmi" tutto made in Italy talmente unico nel suo genere da esser stato gia ospite di eventi come l'inaugurazione di tattoo conventions, la rassegna teatrale "dignità autonome di prosttituzione" di L. Melchionna o film come "Drosera" di F. M. Dominedò (che ospita tra l'altro performances degli Psychocyborgs e Kumi Monster).
Se riuscite ad immaginare tutto questo, allora state immaginando "Carnival of Souls": Qui il sangue diviene colore, diventa elemento di vita e non di morte ed in scena il dolore non è esaltato come tale, ma è solo la componente di un rito di passaggio che si rende necessario alla presa di coscienza del corpo.
VENERDI 1° febbraio alle ore 21.00
Cafè Chantant OUVERTURE, via TRIPOLI 22

domenica 6 gennaio 2008

domenica 30 dicembre 2007

Interpretazione del tatuaggio. 1na vera Follia!

È acclarato che le origini del tatuaggio sono secolari.
Il “segno” nasce con l’uomo e con la terra.
Vero è che la mummia di “Similaun” (la mummia di 5200 anni c.a. ritrovata tra i ghiacci delle Alpi nei primi anni ’90), né riportava uno sulla schiena.
II termine tatuaggio ha molte madri putative, la più conosciuta è la derivazione della congiunzione delle parole polinesiane “Ta” e “Tau”, traducibili in “Segno sulla Pelle”.
Questa parola viene introdotta in Europa all’inizio del Settecento dall'esploratore anglosassone James Cook di ritorno da uno dei suoi leggendari viaggi nei Mari del Sud.
Nelle società primitive, tatuarsi il corpo non ha nulla di trasgressivo, anzi, “marchiarsi” è un segno sia di integrazione che di classe sociale, ma attenzione: NON di “emarginazione”.
Un esempio? I maschi Maori (Nuova Zelanda), usavano tatuarsi il viso in segno di distinzione di rango. Il loro disegno (chiamato “Moko”), li rendeva unici ed inconfondibili, proprio alla pari delle impronte digitali.
Ma il mondo è nettamente cambiato e con lui, lo è il tatuaggio.
Infatti, sono lontani i tempi in cui a tatuarsi la pelle erano esclusivamente i banditi, i detenuti, le prostitute e non in ultimo, i soldati di ventura, i militari.
Oggi il tatuaggio è diventato un vero e proprio fenomeno di massa, senza perdere del tutto però, l’essenza di una piccola ed eccitante trasgressione.
E’ proprio a causa del fenomeno “marchio sulla pelle” che sono nati vari “studiosi del comportamento umano”, i quali, si sono chiesti perché alcuni uomini (e donne) sentono in loro, vivo, il desiderio di lasciarsi un segno indelebile sulla pelle-
Alcuni si chiedono perché “imprimersi per sempre”, proprio in una società così veloce come la nostra, dove il progresso porta il baluardo dell’estrema mobilità e della rinascita in ventiquattrore, infatti, oggi si cambia tana, occupazione, religione, partito politico, sesso e compagno con estrema facilità.
Forse si, forse il mondo è cambiato, magari si è evoluto, forse si è liberalizzato, mentre l’uomo, l’animale eccellente, ha deciso di proiettarsi nel futuro rimanendo comunque aggrappato alle sue origini. L’uomo, o meglio, qualche uomo, per quanto il mondo voglia tecno-svilupparsi ha deciso di mantenere una parte della sua bestialità, dei sui istinti e dei suoi riti, in barba alla velocità e alle macchine (ben)pensanti.
Magari il tatuaggio, oggi come allora, svolge le stesse mansioni che svolgeva nelle tribù.
Magari si è ri-codificato il codice comportamentale, comunque sia, ancora oggi il tatuaggio viene usato per abbellire (es. il trucco permanente), per coprire, per comunicare con se stessi e con gli altri, per scongiurare le paure e soprattutto, per ricordare. Il tatuaggio, dunque, è un vero e proprio “messaggio indelebile” (non virtuale) che l'individuo ha deciso di trasportare nel percorso della sua vita, il tatuaggio è un messaggio in grado di comunicare a se stesso e agli altri un grido profondo dell’io, un grido udibile tralasciando il colore della pelle, la cultura, la politica, il sesso e la religione.
Il tatuaggio esprime e racconta una parte del’individuo che lo indossa, palesa le sue scelte, trasmette le sue paure e le sue emozioni, il suo tatuaggio anima la curiosità dei terzi e chiarisce subito i suoi sentimenti e i suoi orientamenti.Dinnanzi alla diffusione del fenomeno “tatuaggio”, quindi nasce la “psicologia del tatuaggio”, cattedra questa di cui, almeno io, farei volentieri a meno. (Non amo i tuttologi, né gli opinionisti!).
Comunque sia, questa nuova “materia” si dice studiare il carattere delle persone, proprio in base ai segni indelebili impressi sulla loro pelle.
C’è chi, tra gli studiosi, afferma che quando si tratta del corpo umano, il significato dei simboli non può essere assolutamente interpretato con la semplice “intuizione” né con la “cultura”, bensì, va ricercato nell'inconscio dell’individuo, perché la scelta del disegno, di “quel preciso disegno” e della zona da tatuare, si dice non essere mai “neutra”, ma essa rimanda al mondo dei simboli e fa emergere quello che è nascosto nel profondo dell’io dell'individuo e cioè, il suo vero carattere(?). Personalmente la trovo una fesseria, ma ognuno di noi è libero di vivere in serenità la propria vita e di credere al proprio D-io, o meno!
A tal proposito, cito: “Le pergamene viventi - Interpretazioni del tatuaggio nell’antropologia positiva italiana” - (La Ricerca Folklorica, No. 27, Forme di famiglia Ricerche per un Atlante italiano. Parte seconda - Apr., 1993, pp. 129-138) - di Pierpaolo Leschiutta.
Credo valga davvero la pena leggere l’associazione del segno tatuato all’Antologia Criminale Italiana di Cesare Lombroso.
La cosa che mi lascia perplesso però, è la “profezia” di chi, NON tatuato, NON segnato, sia presa ”per buona” a causa di una laurea in sociologia o peggio, di un ”master qualsiasi”.
Io sono un tatuato convinto, io sono un segnato consapevole, io e solo io conosco il senso dei miei segni e credo che nessuno, nessuno oltre me possa comprendere il significato o le motivazioni che, inequivocabilmente, mi hanno spinto ad avere i miei tatuaggi sulla mia pelle.
A pensarci bene, neanche il tatuatore che me li ha marchiati ne conosce bene il significato.
Sorrido spesso quando ascolto la frase: “Vuoi conoscere il significato dei tatuaggi?”.
Si, sorrido perché cerco si immaginare quale significato si vuole dare,ad esempio, ad una “A” o ad un ideogramma giapponese che significa “ARIA”, oltre il suo valore intrinseco di “A” nel primo caso e di “ARIA” nel caso dell’ideogramma!!!
Che significato può avere un Cuore Sacro?
E che significato può avere una Farfalla o un Teschio?
Mah, io che pratico “quasi da sempre” l’ink sulla pelle, non saprei proprio da dove incominciare a “spiegare” il segno, mentre c’è chi afferma di conoscerne non solo il significato, ma di comprenderne addirittura la motivazione “morale”, fino ad analizzare ed incentrare il carattere di chi lo porta! Assurdo! Siamo tornati nel medioevo!
C’è chi afferma che a tatuarsi la parte sinistra del corpo sono le persone pessimiste, - in psicoanalisi la parte sinistra del corpo rappresenta il passato, che a tatuarsi la parte destra del corpo invece sono le persone solari ed aperte al futuro, - in psicoanalisi la parte destra è legata al futuro , mentre il tatuarsi il tronco denoterebbe “concretezza e capacità decisionali”, mah.
Poi se la scelta del segnaccio cade sulle braccia, allora significa che l'individuo sta attraversando una fase di “lenta maturazione”, tipo una pera giovane che non vuole essere colta dal contadino! Ed ancora le persone “infantili” e “poco riflessive” preferiranno le gambe alle braccia.
A questo punto si entra nel vivo dell’indagine tatuistica (una nuova disciplina forense, atta smascherare l’io dei tatuati…), se il tatuaggio si trova in una parte anatomica nascosta come ad esempio l'ombelico, la natica, il fondo schiena o l'interno coscia allora il tatuato è timido, anche “insicuro”, con un forte, ma forte senso di inferiorità!
Mentre gli studiosi hanno acclarato che la caviglia è la zona preferita dalle donne “sospettose” e davvero “gelose”, ma anche molto, molto femminili.
Il tatuaggio sulla caviglia è scelto anche dagli uomini veri, competitivi e belligeranti, tipo Leonida dei 300. Si, Leonida ce lo vedo proprio!
Infine, il tatuarsi le zone genitali, sempre per gli scienziati della comunicazione del segno, assume significati addirittura “opposti” sia per gli uomini che per le donne.
Le donne che si tatuano le zone intime sono: 1) Combattive, 2) Autonome, 3) Sensuali.
Gli uomini che si tatuano le zone intime sono: 1) Maldestri, 2) Passivi.
Risultato: 3 a 2! Sui genitali, vincono le donne!
Ma andiamo avanti.
Chi studia l’inchiostro ha teorizzato (o sentenziato?) che la zona da tatuare varia principalmente proprio a seconda del sesso.
Gli uomini preferiscono la schiena, la spalla e il braccio destro.
Le donne invece preferiscono la caviglia, il fondo schiena e il polso.
(Si dice tra gli scienziati ricercatori che queste ultime zone, sono le più adatte ai tatuaggi piccoli come i fiori, piccole rondini o delfini, disegni prediletti dal sesso femminile).
Per quanto mi riguarda, il tatuaggio “piccolo” è un “vorrei ma non posso”, ma questa è solo una mia opinione.
Sempre negli ambienti dei ricercatori dell’io, si dice che il soggetto più tatuato in assoluto è il drago, poiché il drago è il punto di incontro tra l’Oriente e l’Occidente.
Sempre secondo gli psicologi, il drago è la metafora della “forza originaria” e “generatrice”.
Il drago testimonia il desiderio di affermazione di chi lo porta.
Sempre gli studiosi affermano che esiste una versione “minimalista” del drago, la “lucertola”, la quale, rimanda ad un'immagine di sé più contenuta e controllata(?).
Sempre per gli studiosi del fenomeno (fenomeni loro stessi), il serpente, soggetto molto utilizzato tra i tatuati, rappresenta un “simbolo fallico”.
Certo, non poteva proprio mancare l’analisi dei motivi astratti, primi tra tutti i disegni “tribali”: grandi macchie scure, nere, piene, a volte sgraziate, pesanti, con il tratto spesso e le curve flessuose che ricordano i “Moko” del popolo Maori. (Certo che ce ne vuole davvero tanta di scienza per definire “astratto” un tatuaggio tribale, sì, bisogna essere davvero uno studioso, di spessore!)
Gli addetti all’analisi dicono che il tatuaggio “astratto Maori” è il soggetto prediletto dai Punk e in generale, da tutti coloro che rifiutano la “massificazione”, insomma, da coloro che sentono il bisogno, la necessità di differenziarsi dalla massa, lasciandosi segni indelebili ed evidenti sulla propria pelle. (Contraddizione in termini, perché allora questo ragionamento varrebbe per tutti i tatuati, nessuno escluso e non solo per i Punk!) .
Gli analisti, hanno rivelato inoltre che gli Ideogrammi Giapponesi rivelano un animo raffinato, un gusto estetico e fedeltà in amore-
Mentre gli Eroi Guerrieri, i Vichinghi, i Legionari Romani e i vari motivi Celtici costituiscono un'altra categoria molto precisa e sottintendono “valori aggressivi”.
Difatti - dicono gli studiosi, non a caso sono i simboli scelti dagli Skin Head rimandano a una ipotetica comune matrice etnica e culturale, alla quale i gruppi di “estrema destra” sostengono di ispirarsi.
C’è da chiedersi allora, a cosa rimandano i gruppi di estrema sinistra e quelli di estremo centro! Mah, misteri della scienza.
Però, per chi vuole cimentarsi all’opposizione dell'oppressione e alla privazione della libertà c'è la passione per gli Indiani d'America, i Lupi e gli Orsi.
Sempre secondo gli psicologi del tatuaggio la testa di un Pellerossa, di un Lupo o di un Orso, comparirà più facilmente sul braccio (braccio destro o sinistro? uomo o donna? giovane o anziano? di che partito politico? di quale religione?) di una persona impegnata a favore delle minoranze e molto curiosa nei confronti di altre lingue, della storia e delle religioni.
Concludendo, dopo tutte queste saccenti risposte che non riuscivo a regalarmi da solo nudo davanti allo specchio, mi domando e vi domando: “Mi sono fatto tatuare il tronco, la schiena, le spalle, le braccia, le gambe, ed altro ancora, sono pieno di ideogrammi giapponesi, cinesi, di fiori europei e sconosciuti, di tribali, di maori, di simboli strani, di cuori, di rose, di donnine, di guerrieri, di animali, di simboli celtici, ecc, ecc, ma allora, cosa sono in realtà? Sono forse un duttile psicolabile sociopatico antioppressore, estremista di centro-sinistra-destra, solare, plumbeo-depresso, maldestro, passivo, infantile, maturo, omosex, bisex, transex, eterosex, attivo, geloso, sospettoso, inferiore, timido, anti-massificato, sofisticato, grezzo, raffinato contenuto e controllato uomo tatuato? E voi? Cosa siete voi?”.
Meno male che ci sono gli studiosi della psicologia del tatuaggio a schiarirci le idee, altrimenti non riusciremmo a fare complete e vere introspezioni!
Grazie a loro, un domani ormai prossimo, farò anche un bell’esame di coscienza.
Popolo di tatuati finalmente “smascherati” (privacy a parte…), se è vero che ci si tatua “per fare un dispetto ai propri genitori” (alcuni psicologi mi dissero questo…), allora non c’è via di scampo, perciò bando alle canottiere perché bisogna solo coprirsi bene perché con l’aria che tira, Torquemada a parte, il T.S.O. (Trattamento Sanitario Obbligatorio) è sempre in agguato!!!
massimiliano de cristofaro “arashi”

Se volete approfondir-Vi:
- “Psychological and Motivational Characteristics of Tattooers and Body-Piercers”, Christina Frederick-Recascino et al, North American Journal of Psychology, Vol. 2, no. 2. 2000.
- “Estetiche dei ribelli per la pelle. Storia e cultura dei tatuaggi”, Castellani Alessandra, Costlan Editori 2005.
- "Psicologia del tatuaggio", Anna Maria Casadei, La mandragora editore, Imola, 1997.- "I tatuaggi", G. Salvioni, Xenia editore, Milano, 1996.

ADESIONE ALL'ALMANACCO TATUATORI 2008


ADESIONI ALL'ALMANACCO TATUATORI 2008

Termine massimo 28 Febbraio 2008