domenica 13 gennaio 2008

TATTOO DIMENSION CERCA SPONSOR.



Tattoo Dimension Magazine è alla ricerca di uno sponsor.
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Grazie all’innovativo restyling di Tattoo Dimension Magazine, oggi disponiamo di uno straordinario strumento di comunicazione, non più settoriale e ricercato da tutti, dal giovanissimo che cerca l’ispirazione per dedicarsi un tatuaggio, al professionale dandy di città che vuole viaggiare un po’ con la fantasia.
Tattoo Dimension Magazine è una rivista per tutti, curata dai professionisti del settore.
Offriamo spazi nel Magazine (distribuito nelle migliori edicole in Italia, Svizzera, Inghilterra e U.S.A.) e nei nostri siti web e, conseguentemente, offriamo ampia visibilità all'azienda inserzionista che, grazie ai numerosi contatti giornalieri registrati dal nostro network, vedrà amplificarsi il numero di potenziali clienti raggiunti dalla campagna pubblicitaria.
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martedì 8 gennaio 2008

BLOODY CABARET...


BLOODY CABARET
Immaginate un Cabaret che non fa soltanto ridere....
Immaginate sorrisi che diventano smorfie di stupore, poi di terrore ed infine dolore...
I vostri sorrisi! Immaginate che i testi del "cabaret" invitino a riflettere sulla condizione umana, e che le musiche siano a cura di un freak tatuato che canta l'opera...
Immaginate clowns che fan paura pur giocando solo con dei palloncini... e lamette che tagliano la carne come fosse burro.
Immaginate un "circo di fantasmi" tutto made in Italy talmente unico nel suo genere da esser stato gia ospite di eventi come l'inaugurazione di tattoo conventions, la rassegna teatrale "dignità autonome di prosttituzione" di L. Melchionna o film come "Drosera" di F. M. Dominedò (che ospita tra l'altro performances degli Psychocyborgs e Kumi Monster).
Se riuscite ad immaginare tutto questo, allora state immaginando "Carnival of Souls": Qui il sangue diviene colore, diventa elemento di vita e non di morte ed in scena il dolore non è esaltato come tale, ma è solo la componente di un rito di passaggio che si rende necessario alla presa di coscienza del corpo.
VENERDI 1° febbraio alle ore 21.00
Cafè Chantant OUVERTURE, via TRIPOLI 22

domenica 6 gennaio 2008

TATTOO DIMENSION NR.9 (Dicembre 2007) + SPECIALE MUTAZIONI


TATTOO DIMENSION NR. 9 + ALLEGATO: MODIFICAZIONI!

domenica 30 dicembre 2007

Interpretazione del tatuaggio. 1na vera Follia!

È acclarato che le origini del tatuaggio sono secolari.
Il “segno” nasce con l’uomo e con la terra.
Vero è che la mummia di “Similaun” (la mummia di 5200 anni c.a. ritrovata tra i ghiacci delle Alpi nei primi anni ’90), né riportava uno sulla schiena.
II termine tatuaggio ha molte madri putative, la più conosciuta è la derivazione della congiunzione delle parole polinesiane “Ta” e “Tau”, traducibili in “Segno sulla Pelle”.
Questa parola viene introdotta in Europa all’inizio del Settecento dall'esploratore anglosassone James Cook di ritorno da uno dei suoi leggendari viaggi nei Mari del Sud.
Nelle società primitive, tatuarsi il corpo non ha nulla di trasgressivo, anzi, “marchiarsi” è un segno sia di integrazione che di classe sociale, ma attenzione: NON di “emarginazione”.
Un esempio? I maschi Maori (Nuova Zelanda), usavano tatuarsi il viso in segno di distinzione di rango. Il loro disegno (chiamato “Moko”), li rendeva unici ed inconfondibili, proprio alla pari delle impronte digitali.
Ma il mondo è nettamente cambiato e con lui, lo è il tatuaggio.
Infatti, sono lontani i tempi in cui a tatuarsi la pelle erano esclusivamente i banditi, i detenuti, le prostitute e non in ultimo, i soldati di ventura, i militari.
Oggi il tatuaggio è diventato un vero e proprio fenomeno di massa, senza perdere del tutto però, l’essenza di una piccola ed eccitante trasgressione.
E’ proprio a causa del fenomeno “marchio sulla pelle” che sono nati vari “studiosi del comportamento umano”, i quali, si sono chiesti perché alcuni uomini (e donne) sentono in loro, vivo, il desiderio di lasciarsi un segno indelebile sulla pelle-
Alcuni si chiedono perché “imprimersi per sempre”, proprio in una società così veloce come la nostra, dove il progresso porta il baluardo dell’estrema mobilità e della rinascita in ventiquattrore, infatti, oggi si cambia tana, occupazione, religione, partito politico, sesso e compagno con estrema facilità.
Forse si, forse il mondo è cambiato, magari si è evoluto, forse si è liberalizzato, mentre l’uomo, l’animale eccellente, ha deciso di proiettarsi nel futuro rimanendo comunque aggrappato alle sue origini. L’uomo, o meglio, qualche uomo, per quanto il mondo voglia tecno-svilupparsi ha deciso di mantenere una parte della sua bestialità, dei sui istinti e dei suoi riti, in barba alla velocità e alle macchine (ben)pensanti.
Magari il tatuaggio, oggi come allora, svolge le stesse mansioni che svolgeva nelle tribù.
Magari si è ri-codificato il codice comportamentale, comunque sia, ancora oggi il tatuaggio viene usato per abbellire (es. il trucco permanente), per coprire, per comunicare con se stessi e con gli altri, per scongiurare le paure e soprattutto, per ricordare. Il tatuaggio, dunque, è un vero e proprio “messaggio indelebile” (non virtuale) che l'individuo ha deciso di trasportare nel percorso della sua vita, il tatuaggio è un messaggio in grado di comunicare a se stesso e agli altri un grido profondo dell’io, un grido udibile tralasciando il colore della pelle, la cultura, la politica, il sesso e la religione.
Il tatuaggio esprime e racconta una parte del’individuo che lo indossa, palesa le sue scelte, trasmette le sue paure e le sue emozioni, il suo tatuaggio anima la curiosità dei terzi e chiarisce subito i suoi sentimenti e i suoi orientamenti.Dinnanzi alla diffusione del fenomeno “tatuaggio”, quindi nasce la “psicologia del tatuaggio”, cattedra questa di cui, almeno io, farei volentieri a meno. (Non amo i tuttologi, né gli opinionisti!).
Comunque sia, questa nuova “materia” si dice studiare il carattere delle persone, proprio in base ai segni indelebili impressi sulla loro pelle.
C’è chi, tra gli studiosi, afferma che quando si tratta del corpo umano, il significato dei simboli non può essere assolutamente interpretato con la semplice “intuizione” né con la “cultura”, bensì, va ricercato nell'inconscio dell’individuo, perché la scelta del disegno, di “quel preciso disegno” e della zona da tatuare, si dice non essere mai “neutra”, ma essa rimanda al mondo dei simboli e fa emergere quello che è nascosto nel profondo dell’io dell'individuo e cioè, il suo vero carattere(?). Personalmente la trovo una fesseria, ma ognuno di noi è libero di vivere in serenità la propria vita e di credere al proprio D-io, o meno!
A tal proposito, cito: “Le pergamene viventi - Interpretazioni del tatuaggio nell’antropologia positiva italiana” - (La Ricerca Folklorica, No. 27, Forme di famiglia Ricerche per un Atlante italiano. Parte seconda - Apr., 1993, pp. 129-138) - di Pierpaolo Leschiutta.
Credo valga davvero la pena leggere l’associazione del segno tatuato all’Antologia Criminale Italiana di Cesare Lombroso.
La cosa che mi lascia perplesso però, è la “profezia” di chi, NON tatuato, NON segnato, sia presa ”per buona” a causa di una laurea in sociologia o peggio, di un ”master qualsiasi”.
Io sono un tatuato convinto, io sono un segnato consapevole, io e solo io conosco il senso dei miei segni e credo che nessuno, nessuno oltre me possa comprendere il significato o le motivazioni che, inequivocabilmente, mi hanno spinto ad avere i miei tatuaggi sulla mia pelle.
A pensarci bene, neanche il tatuatore che me li ha marchiati ne conosce bene il significato.
Sorrido spesso quando ascolto la frase: “Vuoi conoscere il significato dei tatuaggi?”.
Si, sorrido perché cerco si immaginare quale significato si vuole dare,ad esempio, ad una “A” o ad un ideogramma giapponese che significa “ARIA”, oltre il suo valore intrinseco di “A” nel primo caso e di “ARIA” nel caso dell’ideogramma!!!
Che significato può avere un Cuore Sacro?
E che significato può avere una Farfalla o un Teschio?
Mah, io che pratico “quasi da sempre” l’ink sulla pelle, non saprei proprio da dove incominciare a “spiegare” il segno, mentre c’è chi afferma di conoscerne non solo il significato, ma di comprenderne addirittura la motivazione “morale”, fino ad analizzare ed incentrare il carattere di chi lo porta! Assurdo! Siamo tornati nel medioevo!
C’è chi afferma che a tatuarsi la parte sinistra del corpo sono le persone pessimiste, - in psicoanalisi la parte sinistra del corpo rappresenta il passato, che a tatuarsi la parte destra del corpo invece sono le persone solari ed aperte al futuro, - in psicoanalisi la parte destra è legata al futuro , mentre il tatuarsi il tronco denoterebbe “concretezza e capacità decisionali”, mah.
Poi se la scelta del segnaccio cade sulle braccia, allora significa che l'individuo sta attraversando una fase di “lenta maturazione”, tipo una pera giovane che non vuole essere colta dal contadino! Ed ancora le persone “infantili” e “poco riflessive” preferiranno le gambe alle braccia.
A questo punto si entra nel vivo dell’indagine tatuistica (una nuova disciplina forense, atta smascherare l’io dei tatuati…), se il tatuaggio si trova in una parte anatomica nascosta come ad esempio l'ombelico, la natica, il fondo schiena o l'interno coscia allora il tatuato è timido, anche “insicuro”, con un forte, ma forte senso di inferiorità!
Mentre gli studiosi hanno acclarato che la caviglia è la zona preferita dalle donne “sospettose” e davvero “gelose”, ma anche molto, molto femminili.
Il tatuaggio sulla caviglia è scelto anche dagli uomini veri, competitivi e belligeranti, tipo Leonida dei 300. Si, Leonida ce lo vedo proprio!
Infine, il tatuarsi le zone genitali, sempre per gli scienziati della comunicazione del segno, assume significati addirittura “opposti” sia per gli uomini che per le donne.
Le donne che si tatuano le zone intime sono: 1) Combattive, 2) Autonome, 3) Sensuali.
Gli uomini che si tatuano le zone intime sono: 1) Maldestri, 2) Passivi.
Risultato: 3 a 2! Sui genitali, vincono le donne!
Ma andiamo avanti.
Chi studia l’inchiostro ha teorizzato (o sentenziato?) che la zona da tatuare varia principalmente proprio a seconda del sesso.
Gli uomini preferiscono la schiena, la spalla e il braccio destro.
Le donne invece preferiscono la caviglia, il fondo schiena e il polso.
(Si dice tra gli scienziati ricercatori che queste ultime zone, sono le più adatte ai tatuaggi piccoli come i fiori, piccole rondini o delfini, disegni prediletti dal sesso femminile).
Per quanto mi riguarda, il tatuaggio “piccolo” è un “vorrei ma non posso”, ma questa è solo una mia opinione.
Sempre negli ambienti dei ricercatori dell’io, si dice che il soggetto più tatuato in assoluto è il drago, poiché il drago è il punto di incontro tra l’Oriente e l’Occidente.
Sempre secondo gli psicologi, il drago è la metafora della “forza originaria” e “generatrice”.
Il drago testimonia il desiderio di affermazione di chi lo porta.
Sempre gli studiosi affermano che esiste una versione “minimalista” del drago, la “lucertola”, la quale, rimanda ad un'immagine di sé più contenuta e controllata(?).
Sempre per gli studiosi del fenomeno (fenomeni loro stessi), il serpente, soggetto molto utilizzato tra i tatuati, rappresenta un “simbolo fallico”.
Certo, non poteva proprio mancare l’analisi dei motivi astratti, primi tra tutti i disegni “tribali”: grandi macchie scure, nere, piene, a volte sgraziate, pesanti, con il tratto spesso e le curve flessuose che ricordano i “Moko” del popolo Maori. (Certo che ce ne vuole davvero tanta di scienza per definire “astratto” un tatuaggio tribale, sì, bisogna essere davvero uno studioso, di spessore!)
Gli addetti all’analisi dicono che il tatuaggio “astratto Maori” è il soggetto prediletto dai Punk e in generale, da tutti coloro che rifiutano la “massificazione”, insomma, da coloro che sentono il bisogno, la necessità di differenziarsi dalla massa, lasciandosi segni indelebili ed evidenti sulla propria pelle. (Contraddizione in termini, perché allora questo ragionamento varrebbe per tutti i tatuati, nessuno escluso e non solo per i Punk!) .
Gli analisti, hanno rivelato inoltre che gli Ideogrammi Giapponesi rivelano un animo raffinato, un gusto estetico e fedeltà in amore-
Mentre gli Eroi Guerrieri, i Vichinghi, i Legionari Romani e i vari motivi Celtici costituiscono un'altra categoria molto precisa e sottintendono “valori aggressivi”.
Difatti - dicono gli studiosi, non a caso sono i simboli scelti dagli Skin Head rimandano a una ipotetica comune matrice etnica e culturale, alla quale i gruppi di “estrema destra” sostengono di ispirarsi.
C’è da chiedersi allora, a cosa rimandano i gruppi di estrema sinistra e quelli di estremo centro! Mah, misteri della scienza.
Però, per chi vuole cimentarsi all’opposizione dell'oppressione e alla privazione della libertà c'è la passione per gli Indiani d'America, i Lupi e gli Orsi.
Sempre secondo gli psicologi del tatuaggio la testa di un Pellerossa, di un Lupo o di un Orso, comparirà più facilmente sul braccio (braccio destro o sinistro? uomo o donna? giovane o anziano? di che partito politico? di quale religione?) di una persona impegnata a favore delle minoranze e molto curiosa nei confronti di altre lingue, della storia e delle religioni.
Concludendo, dopo tutte queste saccenti risposte che non riuscivo a regalarmi da solo nudo davanti allo specchio, mi domando e vi domando: “Mi sono fatto tatuare il tronco, la schiena, le spalle, le braccia, le gambe, ed altro ancora, sono pieno di ideogrammi giapponesi, cinesi, di fiori europei e sconosciuti, di tribali, di maori, di simboli strani, di cuori, di rose, di donnine, di guerrieri, di animali, di simboli celtici, ecc, ecc, ma allora, cosa sono in realtà? Sono forse un duttile psicolabile sociopatico antioppressore, estremista di centro-sinistra-destra, solare, plumbeo-depresso, maldestro, passivo, infantile, maturo, omosex, bisex, transex, eterosex, attivo, geloso, sospettoso, inferiore, timido, anti-massificato, sofisticato, grezzo, raffinato contenuto e controllato uomo tatuato? E voi? Cosa siete voi?”.
Meno male che ci sono gli studiosi della psicologia del tatuaggio a schiarirci le idee, altrimenti non riusciremmo a fare complete e vere introspezioni!
Grazie a loro, un domani ormai prossimo, farò anche un bell’esame di coscienza.
Popolo di tatuati finalmente “smascherati” (privacy a parte…), se è vero che ci si tatua “per fare un dispetto ai propri genitori” (alcuni psicologi mi dissero questo…), allora non c’è via di scampo, perciò bando alle canottiere perché bisogna solo coprirsi bene perché con l’aria che tira, Torquemada a parte, il T.S.O. (Trattamento Sanitario Obbligatorio) è sempre in agguato!!!
massimiliano de cristofaro “arashi”

Se volete approfondir-Vi:
- “Psychological and Motivational Characteristics of Tattooers and Body-Piercers”, Christina Frederick-Recascino et al, North American Journal of Psychology, Vol. 2, no. 2. 2000.
- “Estetiche dei ribelli per la pelle. Storia e cultura dei tatuaggi”, Castellani Alessandra, Costlan Editori 2005.
- "Psicologia del tatuaggio", Anna Maria Casadei, La mandragora editore, Imola, 1997.- "I tatuaggi", G. Salvioni, Xenia editore, Milano, 1996.

ADESIONE ALL'ALMANACCO TATUATORI 2008


ADESIONI ALL'ALMANACCO TATUATORI 2008

Termine massimo 28 Febbraio 2008

giovedì 27 dicembre 2007


BUON NATALE &
FELICE ANNO NUOVO
A U G U R I dallo STAFF
di TATTOO DIMENSION

mercoledì 26 dicembre 2007

TATTOO DIMENSION VI AUGURA

BUON NATALE E FELICE ANNO NUOVO

martedì 6 novembre 2007

TATTOO - TATU - MARCARE IL CORPO


Art by: Dr De Mentia

Tatuaggio deriva dall’americano “Tatoo” che a sua volta deriva dal polinesiano “Tatu” che significa marcare il corpo con dei segni.

Oggi il tatuaggio è un elemento trasversale alle culture, alle credenze religiose, all’età, all’estrazione sociale: in ogni caso, un abbellimento che sovente rimanda a singoli e personali significati. In un’epoca non troppo lontana, la pratica del tatuaggio era una prerogativa di persone che vivevano ai margini della società, in particolare dei detenuti e delle prostitute ma anche un tratto distintivo dei marinai. Più indietro nel tempo, però, il tatuaggio era parte di un rito collettivo o assumeva diversi significati a seconda della cultura di appartenenza, rappresentando una sorta di “talismano” contro gli spiriti maligni o per testimoniare il proprio legame ad un gruppo tribale, religioso o sociale. Né la diffusione della sua pratica è riconducibile ad un unico popolo o area geografica, nascendo e sviluppandosi tra popolazioni e culture lontane e senza alcun contatto tra loro.

lunedì 5 novembre 2007

IL TATUAGGIO NELLA STORIA


IL TATUAGGIO NELLA STORIA
Il tatuaggio non è affatto una pratica dei nostri giorni. Sono state rinvenute mummie egizie e libiche, risalenti a centinaia d’anni prima di Cristo, che sono tatuate. Anche in Sudamerica sono state scoperte mummie tatuate. Sin dalla preistoria l'uomo è stato portato a lasciare dei segni, delle tracce, sull'ambiente circostante e, in particolare, a decorare i luoghi a lui familiari, per renderli più intimi e personali. Secondo Levi Strauss, la prima superficie che l'uomo ha sentito l'impulso di abbellire sarebbe stato il corpo, inteso come involucro della propria persona e mediatore con il mondo esterno. A conferma dell'antichità di tale pratica, vi è il ritrovamento di utensili di epoca preistorica, che si pensa fossero utilizzati per tale scopo. Possiamo ricordare, inoltre, i racconti di storici quali Erodoto e Plinio il Vecchio, oppure i corpi mummificati rinvenuti in varie parti del mondo, che portano evidenti segni di tatuaggi. La pratica del tatuaggio, insieme alla scarificazione e alla pittura ornamentale, è da considerarsi dunque un'arte antica, nata per soddisfare un impulso umano con connotazioni non solo individualistiche, ma anche con risvolti sociali, tanto da poter essere considerata come "l'atto sociale primitivo". Sul piano linguistico è da notare che il temine "tatuaggio" ha origine polinesiana, in particolare tahitiana, e deriva dal vocabolo "tatau", traducibile con "marcare con segni", "scrivere sul corpo". Inizialmente il termine "tatuaggio designava sia il tatuaggio propriamente detto, cioè la deposizione sottocutanea di pigmenti secondo un disegno indelebile, sia la pratica, diffusa presso popolazioni fortemente pigmentate, della scarificazione e delle cicatrici ornamentali o "cheloidi", ottenute mediante la guarigione di profonde ferite tramite cicatrizzazione. Il vocabolo "tatau", trascritto da Cook con il vocabolo di lingua inglese "tattow", trasformato successivamente in "tattoo", si è poi diffuso in Europa. Con il termine odierno di tatuaggio si indicano tutti quegli ornamenti e disegni impressi indelebilmente sulla pelle. La pratica del tatuaggio è diffusa presso tutti i popoli. La zona ritenuta più ricca di tatuaggi, sia per quanto riguarda la quantità che la complessità dei disegni, è l'Oceania, dove l'uso del tatuaggio è sopravvissuto fino ai giorni nostri: si va dalla Nuova Zelanda a Samoa. Molto diffuso, a Samoa, è il tatuaggio su tutto il corpo, denominato "pe'a", per eseguire il quale sono richiesti cinque giorni di sofferenza. Alla fine, viene data una grande festa in onore di chi è riuscito a portare a termine l'impresa. In Africa si ritrova una stretta connessione tra tatuaggio, magia e medicina. In Asia invece il tatuaggio ha origini lontane ma la pratica si è evoluta con tempi e ritmi diversi nelle diverse zone. Nel Sud-Est asiatico il suo uso è limitato alle fasce povere della popolazione, mentre in Giappone assume un valore ornamentale e di connotazione sociale. Il tatuaggio era conosciuto anche presso tutte le popolazioni dell'America precolombiana: valgano come esempio gli indiani della costa nord del Pacifico ed i Maia. In Europa il tatuaggio era diffuso già in epoca preistorica e sembra che la sua funzione fosse principalmente terapeutica e curativa. Fu utilizzato anche dai Greci e dai Romani per indicare l'appartenenza ad una classe bassa o ad alcune categorie sociali: schiavi, prigionieri, disertori e stranieri. Particolare è il rapporto tra la religione cristiana ed il tatuaggio: inizialmente esso costituiva per i primi fedeli perseguitati un simbolo religioso e l'espressione di una fede osteggiata. Un cambiamento si ebbe nel 787 d.C., quando Papa Adriano ne proibi l'uso. Quel divieto, poi, rimase a lungo. Le condanne del tatuaggio lo fecero scomparire dall'Europa per molto tempo, tornando in uso solo tra il XV e il XVIII secolo, dopo l'avvio delle grandi esplorazioni geografiche. Furono proprio le scoperte di territori incontaminati, veri e propri paradisi terrestri (si pensi all'arcipelago polinesiano), che portarono una ventata di suggestioni esotiche e di curiosità, soprattutto presso la borghesia del tempo, che ritornò al tatuaggio e riconobbe ai tatuatori il ruolo di artisti. Si può ritenere che questo atteggiamento sia riconducibile al desiderio di un ritorno alle origini. Infatti, l'incontro con culture incontaminate e definite "primitive", generò la rivalutazione di un certo stile di vita, di pratiche, riti e abitudini ad esso connesse, atteggiamento che confluì e si espresse nel mito del "buon selvaggio". Questa visione esotica viene meno con il '900, epoca in cui si ha un'inversione di tendenza: il tatuaggio non è più considerato espressione di libertà ed arte, ma di anti-socialità, arretratezza e disordine morale. Perché questa opposizione? Si può ritenere che essa sia stata suscitata dalla diffusione del tatuaggio all'interno di ceti bassi: esso, infatti, si era propagato tra marinai, soldati, malavitosi e carcerati, tanto da diventare un vero e proprio proclama di appartenenza alla criminalità. Il ritorno del tatuaggio, in anni più vicini, richiama alla mente la ribellione e la trasgressione. Ne sono un esempio gli anni '60, in cui chi sceglieva di tatuarsi apparteneva al ceto medio-alto ed era, per lo più, mosso dalla voglia di stupire e porsi in alternativa alla mentalità comune. Con i "punk" ed i "bikers", negli anni '70 e '80, il tatuaggio diventa uno degli elementi cosiddetti "contro", cioè simbolo di contrapposizione. Al tempo stesso, si pone anche come segno di riconoscimento ed appartenenza. Il desiderio di tatuaggio, esploso negli anni '90 insieme con il diffondersi di riviste e centri specializzati, non sembra portare con sè ribellione e rabbia, ma si pone piuttosto come una scelta di stile di vita personale.

domenica 4 novembre 2007

FONDERIA DELLE ARTI - TEATRO ITALIANO & FREAK


FONDERIA DELLE ARTI
Presso il prestigioso spazio della FONDERIA DELLE ARTI a Roma, mi trovate ospite (assieme ad altri 60 artisti) nella rassegna "DIGNITA AUTONOME DI PROSTITUZIONE" a cura di Luciano Melchionna.

Musica, Cabaret e un pizzico di Freak... vi aspetto ingresso 5 euro.
Sostenete il Teatro Italiano! A presto...dal 3 Novembre al 9 Dicembre.
by Dr. De Mentia

Un nuovo "approccio" allo spettacolo.
Nell’atrio della “Casachiusa dell’artista”, attori e attrici si alternano ogni sera nell’attesa di un cliente da portare in camera per consumare uno dei “giochi più antichi del mondo”: IL TEATRO.

ATTORI COME PROSTITUTE protetti, ma alla mercé dell´avventore spettatore di turno, si lasciano esaminare, scegliere, soppesare in cambio della propria Arte e del proprio Cuore.
Il cliente paga quello che contratta prima o quello che matura dopo la performance.
Pillole del piacere, ognuna della durata di 10 minuti al massimo, in un confronto a due, un triangolo o chissà…(anche in macchina)"Mi paghi SE E QUANTO ti è piaciuto."

FONDERIA DELLE ARTI, Via Assisi, 31 Roma - tel. 067842112
http://www.fonderiadellearti.com/